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Tra le opere seicentesche esposte in Pinacoteca spicca senz’altro per la forza espressiva della narrazione la tela intitolata…

Il Ritorno del figliol prodigo (olio su tela, cm 216x 231) realizzato da Mattia Preti tra il 1650 e il 1659. L’opera proviene da Napoli, collezione Francesco Jerace, acquistata nel 1972 dallo Stato per la Pinacoteca del Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria ed oggi è tra le opere più rappresentative della Pinacoteca Civica della nostra città. 

La tela narra un episodio tratto dal Vangelo di S. Luca (15,11-24), tema molto caro all’artista che lo ha espresso in molte sue opere lungo tutto l’arco della sua carriera: in esso si celebra il pentimento e il perdono come chiara allusione alla Confessione.

La parabola narra che un uomo divise i suoi beni tra i due figli; il più giovane se ne andò e sperperò tutta la sua parte conducendo una vita dissoluta, finché, ridottosi in povertà, dovette guadagnarsi il pane come porcaro. Pentitosi fece ritorno a casa e il padre lo accolse con gioia, lo vestì degli abiti più belli e organizzò una grande festa in suo onore. L’iconografia del ritorno propone la scena in cui il figlio, vestito di cenci, è in ginocchio ai piedi del padre che lo abbraccia o gli rivolge un gesto di perdono o di benedizione. Il fratello lo accoglie senza calore.

 

L’iconografia dell’opera evidenzia dunque il sentimento della riconciliazione attraverso un intrecciarsi di gesti e di sguardi che si concentrano lungo una direttrice diagonale che taglia in due parti tutta la composizione. Il punto di vista nella ripresa della scena è da sotto in su per rendere la narrazione e definire lo spazio in senso scenografico. Il dipinto  risulta affollato di personaggi secondari che partecipano commossi al momento del perdono e questa narrazione ci coinvolge commovendo anche noi osservatori.

Pinacoteca civica, sale 2, 3, 4

Tutor: prof.ssa Anna Benedetto

Scheda a cura di Paolo Zumbo – 4^DT a.s. 2020/2021

Breve biografia dell’autore

Mattia Preti nacque il 25 Febbraio 1613 a Taverna, piccolo comune della provincia di Catanzaro. Cittadino del Regno di Napoli, fu detto anche il Cavaliere Calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma. Nel 1661 si trasferì a Malta dove realizzò un totale di circa 400 opere tra cui buona parte degli affreschi della Concattedrale di San Giovanni e la Conversione di San Paolo. La sua carriera durò oltre sessant'anni - fu uno dei più importanti esponenti della pittura napoletana e uno dei maggiori pittori di successo del ‘600. Morì il 3 Gennaio 1699 a La Valletta, capitale di Malta.

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