
Tra le opere seicentesche della collezione della Pinacoteca civica, di particolare pregio e interesse è certamente la tela “Cristo e l’adultera” (olio su tela, cm 76,5 x 104) di Luca Giordano, pittore napoletano tra i più apprezzati della sua epoca, sia in ambito nazionale che internazionale.
La scena rappresentata in questo dipinto è tratta dal Vangelo secondo Giovanni: gli scribi portarono a Gesù una donna accusata di adulterio, la quale, secondo la legge, avrebbe dovuto essere lapidata. La donna, condannata, viene scagionata da Cristo con la frase: "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Alla sinistra della scena la donna è trattenuta da un soldato ed ha le mani legate dietro la schiena, il capo è piegato verso sinistra e la veste, scivolata da una spalla, mette a nudo un seno.
Cristo, sulla destra, si protende verso di lei. In secondo piano, possiamo notare la presenza di un personaggio intento a suonare un violino e, oltre agli aguzzini, delle persone che assistono alla vicenda in un ambiente che riproduce la struttura di un tempio classico, di cui si intravedono colonne ed archi.
Note storico-critiche
L’opera, oggi di proprietà del Comune di Reggio Calabria, è pervenuta dalla Collezione Monsolino-Lavagna-Fieschi (n. inventario: 1995C).
A Napoli, nel Museo di San Martino, si conserva il disegno a carboncino, servito allo studio di quest’opera.
La gamma cromatica adottata dall’artista nel dipinto contribuisce ad accentuare la drammaticità della scena rappresentata, poiché i colori sono cupi in primo piano e luminosi e sbiaditi sullo sfondo.
Infatti, nella sua pittura l’artista riesce ad alternare le due anime della pittura barocca, ossia quella tenebrosa e scura di Caravaggio e Jusepe de Ribera e quella chiara e luminosa di Pietro da Cortona e Baciccio.
Come in molte opere del Giordano, anche in questa tela sono presenti quindi elementi appartenenti al linguaggio caravaggesco, tanto caro all’artista. In particolar modo, osservando la scena, si apprezza come i contrasti di luce e di ombra abbiano reso intensa la narrazione, sottolineandone la drammaticità
Pinacoteca civica, sale 2, 3, 4
Tutor: prof.ssa Anna Benedetto
Scheda a cura di Giorgia Carbone e Concetta Alessia D’Agostino – 5^DT a.s. 2021/2022
Fonti di ricerca
G. Brigandì (a cura di) – Memorie Preziose – Guida alla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria – Laruffa Ed.
https://turismo.reggiocal.it/pinacoteca-civica/patrimonio/cristo-e-ladultera
Breve biografia dell’autore
Luca Giordano (Napoli 1634 – 1705) fu senz'altro il più grande pittore napoletano del '600, oltre che il più prolifico con migliaia di disegni, dipinti e affreschi al punto da guadagnarsi l'appellativo di "Luca fa presto".
Questo soprannome gli sarebbe stato dato mentre lavorava nella chiesa di Santa Maria del Pianto a Napoli, quando completò in soli due giorni i dipinti della volta a crociera.
L'evoluzione artistica di Giordano arrivò a più di 50 anni di carriera, nella quale assimilò e rielaborò le principali correnti pittoriche secentesche. Risultò uno dei pittori più prolifici della storia dell'arte, avendo fatto più di mille opere, lavorando sia su committenza pubblica sia su quella privata e circa tremila se si contano i bozzetti, i disegni e le altre opere scomparse. La sua attività artistica fu di vario genere: da pale religiose, tendenzialmente di grandi dimensioni, a mitologiche, di dimensioni più ridotte.
Bernardo De Dominici sosteneva che il Giordano avesse tre tipi di pennelli: uno d'oro, uno d'argento e uno di rame, che utilizzava in base al prestigio della committenza e al prezzo dell'opera.
Nei primi anni della sua formazione seguì il maestro Jusepe Ribera, che fu come una guida per la sua grande capacità di apprendimento, grazie alla quale assimilò le esperienze di Tiziano, Lanfranco, Cortona e Rubens.
Fondamentali per la formazione dell’artista furono anche i viaggi giovanili a Roma, dove frequentò Pietro da Cortona, Venezia e Firenze. Durante questi soggiorni il giovane osservò e disegnò opere da Raffaello a Caravaggio, ma il suo sogno era eguagliare i maestri del Rinascimento veneto, Tiziano, Veronese e Tintoretto che imparò ad amare attraverso Jusepe Ribera e Mattia Preti.
Proprio a Firenze, Giordano mise a punto un progetto di decorazione illusionistica. Grazie ai suoi viaggi, ben presto diventò il pittore napoletano più importante e conosciuto e le numerose committenze per le maggiori chiese e per l'alta aristocrazia napoletana e spagnola lo portarono poi ad un lungo soggiorno a Madrid; infatti, nel 1692 venne chiamato a dar prova del suo talento in Spagna, dove si fermò nell'ultimo decennio del '600, lavorando intensamente e producendo una sterminata quantità di tele e di affreschi. Fu nominato pittore del re e realizzò un'incredibile quantità di quadri e di affreschi.