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piazza De Nava

Tutor: prof.ssa Anna Benedetto

Scheda a cura degli alunni della classe 5^BT a.s. 2022/2023

 

Su piazza de Nava tra l’altro prospetta il MArRC, Museo Archeologico, e per tale motivo è conosciuta dal maggior flusso turistico della città. Ma oltre che per la centralità, la piazza assume  particolare rilevanza storica poiché è intitolata al reggino Giuseppe de Nava, che è stato ministro  del Regno d'Italia nel 1918 e nel 1921 e che si è distinto per l'alto senso morale. 

Chi era Giuseppe De Nava? 

Una delle più eminenti figure della città di Reggio Calabria tra l'Ottocento e il Novecento è stato senza  dubbio Giuseppe De Nava, giurista e politico italiano di primo piano. 

Nato in riva allo Stretto il 23 settembre 1858 dai nobili Francesco ed Elisabetta D'Agostino, passa gli anni  dell'infanzia e dell'adolescenza nella sua città d'origine, rimanendo sempre vicino, nonostante la lontananza  degli anni futuri. 

Studente brillantissimo, dotato di enormi capacità, nel 1878 ad appena 20 anni si laurea in giurisprudenza  nella prestigiosa Università Federico II di Napoli. 

Inizia ad esercitare la libera professione con indirizzo giuridico economico e, risultato vincitore nel 1893 di un  importante concorso pubblico, viene assunto quale referendario presso il Consiglio di Stato. In questo  periodo, a seguito del suo impegno in campo professionale, si avvicina a posizioni intellettuali di matrice  conservativa, abbandonando le iniziali tendenze vicine alle sinistre liberali. 

Nel giro di poco tempo le sue indubbie qualità vengono notate da più di un esponente del mondo politico e  già tre anni dopo, nel 1896, lo ritroviamo con l'incarico prestigioso di Capo gabinetto del Ministero dei Lavori  Pubblici nel terzo governo Rudinì. 

Nel 1897 si candida alle elezioni per la ventesima legislatura. Anziché presentarsi nel collegio di Reggio  Calabria, per timore della diretta competizione con il deputato liberaldemocratico uscente Biagio Camagna,  sceglie il vicino collegio di Bagnara, dove ottiene una facile vittoria. Annullata l’elezione per incompatibilità, si  dimette dall’incarico governativo di referendario, e affronta nuovamente le elezioni suppletive vincendo con uno scarto inferiore rispetto alla precedente competizione.  

Onesto, pratico e concreto, sempre vicino ai problemi del Mezzogiorno e di Reggio, Giuseppe De Nava, alla  Camera si occupa della questione dei lavori pubblici e diventa gran conoscitore dei problemi e delle  esigenze della grande industria Nazionale. Lotta per le innovazioni ferroviarie, per la riforma dei catasti e  delle bonifiche e rivolge la sua azione verso la scuola pubblica favorendo un'importante accelerazione  all'alfabetizzazione di massa e promuovendo impulsi didattici di grandissima valenza. 

Abbandonata quasi subito la sua ideologia di sinistra, con il trascorrere degli anni, diventa a tutti gli effetti un  convinto esponente della destra liberale e il suo prodigarsi anche verso i territori del suo Collegio gli frutta  una trionfale vittoria alle successive elezioni generali. 

Nel 1906 riceve il primo e vero incarico a livello governativo, diventa sottosegretario agli affari interni nel  primo Governo Sonnino. Durante questo periodo promuove una legge speciale a favore della Calabria che  sarà fondamentale per risolvere i problemi e dare una spinta per la ricostruzione delle zone colpite dal  disastroso terremoto del 28 dicembre 1908. 

Nel 1912, con la promozione di un importante emendamento, lo troviamo tra i maggiori esponenti che si  battono per il suffragio universale. A partire dal 1916, ancora in pieno conflitto mondiale, inaugura un periodo  ininterrotto e ricco di prestigiosi incarichi ministeriali. 

Diventa ministro dell'Industria, del Commercio e del Lavoro nel governo Boselli, impegnandosi a proporre  soluzioni in merito all'assicurazione contro gli infortuni in agricoltura e contro le malattie. Suggerisce una serie di iniziative per aiutare la ripresa dopo la Prima Guerra Mondiale e sempre in questo  periodo, anche se per poco tempo, ricopre altri ruoli governativi: è ministro dei Trasporti nel governo  Orlando; ministro dei Lavori Pubblici e poi delle Finanze nel governo Nitti; ministro del Tesoro nel governo  Bonomi. 

Diviene simpatizzante del Movimento fascista e, all'indomani della sfiducia al governo facta nel 1922, il re  Vittorio Emanuele III gli chiede di formare il nuovo governo, ma De Nava rifiuta anche a causa  dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute. 

Nel 1924 il suo nome viene inserito nel listone Nazionale guidato da Mussolini per le elezioni politiche  dell'aprile dello stesso anno. La morte però lo coglie improvvisamente nella notte del 27 febbraio 1924, 37  giorni prima dello svolgimento delle elezioni. 

L'ultimo atto d'amore per la sua città lo scrive nel testamento, nel quale dispone il lascito della sua villa di  famiglia al comune di Reggio Calabria, unitamente alla sua raccolta di libri e documenti antichi che  diventeranno la biblioteca comunale che porta il nome di suo fratello Pietro. 

Nel 1930, dopo 12 anni dalla sua morte, la città di Reggio gli dedica una piazza sita nel cuore del centro  storico di Reggio Calabria, di fronte al Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia.

Una statua su alto basamento sorge nella piazza, opera dello scultore Francesco Jerace, a memoria del  suo alto senso morale e delle eccezionali doti umane che il reggino Giuseppe De Nava dimostrò per l'intera  vita.

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La piazza ha planimetria rettangolare e presenta una leggera pendenza in direzione mare-monti; è  delimitata da una balaustra costituita da bassi pilastrini a sezione quadrata in pietra liscia e lunghe  sbarre metalliche orizzontali di forma cilindrica. L'accesso principale, preceduto da tre gradini, è  all’estremo sud della via De Nava, in asse con il corso Garibaldi. Ma alla piazza si può accedere  anche dagli altri tre lati, ovvero dalle vie Demetrio Tripepi, Domenico Romeo e Saverio Vollaro.  

La piazza, inoltre, si caratterizza per le aiuole con piante di araci e palme, all’ombra delle quali si  può trovare ristoro sedendo nelle panchine disposte lungo il perimetro. L’arredo della piazza si  arricchisce anche di lampioni in stile liberty. 

Il Monumento a Giuseppe de Nava sorge al centro della piazza ed è opera dello scultore Francesco  Jerace, artista polistenese; fu eretto nel 1936, come si legge sul basamento della statua: “A  Giuseppe De Nava Anno XIV E.F.”, su commissione dell’Amministrazione Provinciale di Reggio  Calabria. 

Il monumento si compone di due parti: il basamento e la statua. 

Sulla faccia del basamento che guarda verso il Museo si può ammirare un bassorilievo che  raffigura scene che rimandano alla ricostruzione della città di Reggio Calabria: infatti, sono  rappresentati diversi uomini che lavorano alacremente in maniche di camicia o a dorso nudo con  attrezzi che rimandano chiaramente ad attività edilizie. Tale rilievo vuole ricordare ai reggini che in  effetti il De Nava fu tra i maggiori artefici della rinascita della città, soprattutto tramite lo strumento  della legge istitutiva dell’Ente Edilizio (L. 18.6.1914, n. 700).  

Nella parte in alto del basamento, poco sotto la statua, sono raffigurati i due stemmi reggini: lo stemma  di San Giorgio, il patrono della città che a cavallo con una lancia colpisce un drago; e lo stemma  della provincia di Reggio, con le croci delle due Calabrie. Ai lati del basamento vi sono due fontane,  entrambe dal viso di donna con in basso due grandi conchiglie dalle quali l’acqua trabocca per  versarsi più giù in due ampie vasche. 

Il basamento è sormontato dalla statua che raffigura lo statista reggino. Lo scultore Jerace raffigura  De Nava con il piede sinistro e la mano destra in avanti e con lo sguardo fiero, a sottolineare le sue  grandi qualità di politico e giurista nonché di uomo di grande integrità morale. 

Brevi note bibliografiche dell'artista

Francesco Jerace (Polistena 1853, Napoli 1937), nel 1869, poco più che adolescente, si trasferì a Napoli,  dove seguì i corsi alla Reale Accademia di Belle Arti. Alla formazione partenopea seguì il perfezionamento a  Roma. 

L'Esposizione nazionale di Napoli del 1877 e quella di Torino del 1880 divennero l'occasione per mostrare il  suo linguaggio, soprattutto in quest’ultima dove partecipò con ben sette opere, fra cui la famosa Victa  (Napoli, Museo civico in Castel Nuovo) che ricevette commenti entusiastici. La Victa inaugurò una nuova tipologia di  bellezza femminile, idealizzata e sensuale al tempo stesso, che verrà replicata dall’artista in numerosi altri  busti. 

Il carattere indomito e fiero dell'espressione colpì i commentatori del tempo che considerarono la Victa  l'opera "più perfetta" della mostra. Da quel momento Jerace partecipò alle rassegne internazionali più importanti e la Biennale veneziana del 1909 gli dedicò una sala personale. Jerace si espresse maggiormente nell'arte sacra  e nell'arte allegorica e l'opera più nota fu certamente la scultura presente al Vittoriano di Roma: L'azione. Nel 1920 partecipò alle Biennali di Reggio Calabria, organizzate dall'amico A. Frangipane, dove presentò nel 1920 il busto della poetessa Nosside di Locri e il busto del conterraneo G. De Nava, al quale dedicherà  anche un monumento a Reggio Calabria nel 1936. Sempre in città, nell'ambito dell'arte sacra, si ricordano le statue di S. Paolo e S. Stefano di Nicea (1929) per la facciata del duomo. 

Divenne Professore Onorario alle Accademie di Belle Arti di Milano, Bologna e Napoli; nel 1891 divenne  membro della commissione permanente di Belle Arti del ministero della Pubblica Istruzione; fu insignito del  titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, e pochi anni dopo di quello di Commendatore  dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Le sue opere sono presenti all'estero in parecchie città: in Europa a Madrid, Londra, Monaco di Baviera, Atene, Odessa, Berlino, Varsavia e L’aia; fuori Europa a Bombay. Egli  morì a Napoli il 18 gennaio 1937.

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